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Prendere il sole fa bene

Finalmente la bella stagione sembra essere arrivata e già da qualche giorno il sole si è affacciato  sulle nostre teste (era ora, dopo tanta pioggia!). Molti avranno colto la palla al balzo e avranno fatto le prime incursioni al mare. Come già detto, è importante non esporsi ai raggi solari senza una adeguata protezione. Il sole può danneggiare a tal punto la pelle da favorire il melanoma, temutissimo tumore dalle gravi conseguenze. Ma, attenzione, studi recenti hanno stabilito che il Solleone può anche aiutare a prevenirlo…

Se il sole è preso con le doverose precauzioni il rischio di tumore alla pelle si abbassa del 16% mentre, senza filtri solari, aumenta del 70. Questo è quanto  stabilito durante il Congresso della Sidemast, Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmissibili. Insomma, il sole preso senza eccessi e con le dovute precauzioni previene il tumore della pelle ma anche altre patologie come il tumore al colon-retto e alla prostata. Ciò avviene grazie all’effetto benefico indotto dalla vitamina D. Per favorire questo processo, bisogna però avere dei particolari accorgimenti anche sull’alimentazione, come ha spiegato Torello Liotti, Presidente della Sidemast: “Non è consigliabile esagerare con la fotoprotezione se all’uso delle creme solari, indispensabile per proteggere la pelle dai raggi, si aggiunge un consumo elevato di alimenti antiossidanti come cioccolato, vino rosso e tè nero, si potrebbe paradossalmente arrivare a una protezione tanto consistente da compromettere una corretta sintesi di vitamina D. Le creme sono infatti molto efficaci, anche se limitatamente alle aree di applicazione, gli alimenti hanno effetti fotoprotettivi più modesti ma che riguardano tutto l’organismo: un eccesso di queste due fonti di protezione potrebbe rivelarsi negativo per assicurarsi ogni giorno la quantità di vitamina D utile a contrastare la cancerogenesi”.

Inoltre corrono maggiori rischi di contrarre il melanoma le persone che si espongono poco al sole e magari, in quei casi sporadici, sono soggetti a scottature e ustioni, mentre un incremento dell’esposizione può ridurre i rischi: “Le persone con una storia di esposizione solare cronica, soprattutto di tipo occupazionale – spiega l’esperto – svilupperebbero infatti una sorta di ‘indurimento o hardening’ generalizzato della pelle, un fenomeno che manterrebbe il sistema immunitario e di riparazione del Dna in uno stato di stretta sorveglianza e iperattivazione. In pratica – conclude Lotti – se una cellula muta in senso neoplastico, è più probabile che venga riparata o eliminata senza lasciare che si sviluppi il tumore”

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