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Figli senza sesso: autoriprodursi

Autoriprodursi. Fare figli senza sesso. Sembra assurdo, ma la scienza potrebbe arrivare molto presto anche a questo almeno stando all’articolo che ho letto stamattina su LaRepubblica.it: in Australia degli scienziati hanno costruito degli uteri artificiali per farci crescere degli squali e chissà che questo metodo non venga un giorno utilizzato anche per l’uomo. Non solo gli scienziati che si occupano delle staminali stanno creando ovuli e sperma dal midollo osseo. E i genetisti stanno decifrando il codice che impedisce ai nostri ovuli di diventare embrioni in assenza di sperma.

A raccontarlo, la genetista dell’Imperial College di Londra, Aarathi Prasad, nel suo ultimo libro Like a Virgin: How Science is Redesigning the Rules of Sex. Già come una vergine perchè, se si continua di questo passo, si potrebbe arrivare al concepimento senza sesso: “È entusiasmante pensare che sarà possibile avere figli come mai prima”,  afferma l’esperta. “Questi esperimenti potranno contribuire all’eguaglianza per le donne che, a differenza degli uomini, ora sono costrette a scegliere tra istruzione, carriera e famiglia. Certo anche le soluzioni sociali sono importantivedi quello che possono fare i governi nel valorizzare le donne sul lavoro e provvedere aiuti per l’infanzia. Queste cose aiutano. Ma alla fine dobbiamo fare i conti col ticchettare dell’orologio biologico, la fine improvvisa della fertilità a un’età che oggi non consideriamo più “vecchia”. Le donne vanno in menopausa verso i 50 anni e vivono oltre i 70. In termini riproduttivi questo è uno spreco di un terzo della vita”. “I lati negativi sono la trasmissione delle malattie genetiche e la necessità di avere un partner, il partner giusto all’età giusta, cosa che non è affatto scontata”, dice Praasad. “Per come vanno le cose oggi potresti non avere l’opportunità di trasmettere il tuo Dna. Il sesso non permette la creazione di un clone da un genitore con il make up genetico ideale per adattarsi all’ambiente, problema che può essere bypassato con la riproduzione asessuata “.

E già Madre Natura ha creato all’autoriproduzione, spiega sempre la genetista: “In natura ci sono alcuni squali e i draghi di Komodo che se vengono tenuti separati dai maschi per lunghi periodi, scelgono di riprodursi soli, anche se preferirebbero accoppiarsi. Per gli umani oggi non è ancora possibile perché ci sono dei lucchetti genetici, ovvero del Dna illeggibile nel nostro libretto di istruzioni. Sappiamo però esattamente quali sono questi geni illeggibili e dove si trovano nel Dna degli uomini e delle donne. Sappiamo anche come “aprire” questi lucchetti, tanto che alcuni anni fa un gruppo di scienziati giapponesi sono stati capaci di riprogrammare degli ovuli e di produrre Kaguya, il primo topolino nella storia con due madri e senza padre. Ma c’è una maniera ancora migliore per riprodursi da soli”. Si potrebbero generare ovuli e sperma “sani” dalle staminali del midollo osseo, cosa che succederà probabilmente nel giro di venti anni – aggiunge la Praasad – Gli uteri artificiali prenderanno più tempo, è difficile creare una placenta e ci sono molti ostacoli anche di tipo legislativo. Nel Regno Unito puoi sperimentare sugli embrioni fino a 14 giorni, cioè fino a quando compare il sistema nervoso, non oltre. Abbiamo bisogno di un tempo più lungo. Questa scienza non è facile: ci sono in ballo esseri umani, un sacco di cose possono andare storte. Ma la scienza va avanti anche a forza di sfide. In futuro una donna non fertile potrebbe avere bisogno solo delle proprie staminali e di un cromosoma y artificiale (quello maschile) per produrre ovuli e sperma”. Naturalmente  sorgono dei problemi etici: “Nessuna tecnologia dovrebbe essere usata senza sapere se sia sicura o meno – ovvero che i bambini saranno sani. Se la risposta è sì, e dei bambini si occuperà un genitore, perché dovremmo giudicare? Ma se svilupperemo un utero artificiale, uno di quelli in cui un embrione potrà crescere per tutta la durata della gravidanza, bisognerà rispondere alla domanda: che cosa facciamo dei feti abortiti? Perché se saremo in condizione di tenerli vivi, sarà molto difficile sostenere che dovrebbero morire”.

Ma nascere da un utero artificale potrebbe avere i suoi vantaggi come alternativa alle madri surrogate: “Potrebbe rappresentare anche un’opzione “più etica” rispetto a pagare donne in stato di bisogno perché portino avanti la gravidanza per le coppie ricche nel mondo sviluppato. Ci sono donne che hanno subito un’isterectomia e donne che potrebbero decidere di non portare in grembo un figlio e continuare la loro vita esattamente come fanno gli uomini. Un uomo potrebbe essere madre. E certamente questo farebbe una grande differenza anche per le coppie gay o transessuali nel caso volessero un figlio geneticamente loro. Quindi dobbiamo chiederci: è importante essere una madre o un padre o semplicemente un genitore che si prende cura di un bambino con amore? Nel futuro conquisteremo la tirannia del tempo e quella dell’utero, vedremo se riusciremo a vincere anche quella sul pregiudizio“.  

 

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